| Bologna Children’s Book Fair |
E allora cosa accede al nostro sguardo in mezzo a troppe, immagini, troppi stimoli, troppi oggetti? Siamo attratti, spinti, sollecitati, ma in mezzo a tutto questo vortice vi è l’impossibilità quasi fisiologica di fermarsi. Si legge, si sfoglia, si seleziona in fretta, molte volte si perde quella profondità necessaria a uno sguardo più consapevole. È un guardare senza vedere fino in fondo, uno scorrere senza trattenere.
Poi in mezzo alla moltitudine non tutto scorre allo stesso modo, qualcosa ti ferma, richiede la tua attenzione, devia il moto del tuo sguardo, impone un ritorno. Proprio come l’attrito.
Ecco allora i nostri quattro punti di attrito alla Bologna Children’s Book Fair.
Il mio punto di attrito è stato Madre Medusa di Kitty Crowther edito da Sigaretten Edizioni Grafiche
| Madre Medusa di Kitty Crowther edito da Sigaretten Edizioni Grafiche L’ho scelto prima ancora di leggere il testo: sono state le immagini a fermarmi, con una forza immediata. In particolare, mi ha colpita la figura della madre, con quei capelli biondi, lunghissimi, che attraversano il libro come una presenza viva. Il biondo, che spesso richiama qualcosa di leggero, etereo, luminoso, qui prende tutt’altra direzione: diventa materia affettiva, sentimento materno che si fa avvolgimento, cura assoluta, dedizione totale. Quei capelli sembrano corde d’oro che, fin dalla nascita, avvolgono la figlia. La proteggono, la custodiscono, la tengono al sicuro. Ma proprio in questa loro bellezza si annida anche un’ambivalenza potentissima: ciò che protegge può anche trattenere; ciò che custodisce può anche ostacolare l’apertura alla vita. Madre Medusa è una madre profondamente innamorata della figlia, ma il suo amore prende la forma dell’iperprotezione e non riconosce fino in fondo ciò di cui la bambina ha bisogno: non solo riparo, ma spazio, distanza, possibilità di esistere separatamente. In questo senso quei capelli sono un’immagine straordinaria: hanno qualcosa dell’oro, della ricchezza, del dono prezioso, ma anche del vincolo. Sono insieme rifugio e limite. E il loro taglio finale diventa allora un gesto decisivo: non una rottura dell’amore, ma la sua trasformazione. Se all’inizio la maternità è simbiosi, qui Crowther mostra con grande delicatezza che, perché possa continuare a essere amore, deve diventare anche indipendenza. È forse questo l’aspetto che più mi ha fermata: la potenza con cui Crowther affida alle immagini il passaggio da uno sguardo di rispecchiamento a uno sguardo nuovo. Negli sguardi della madre e della figlia si leggono dapprima la fusione del legame, poi il possesso e la paura della separazione, infine la possibilità di ritrovarsi in una forma diversa. Jessica Paolillo |
| La Tiendas de los Suicidas di Jean Teulé, illustrato da Bea Lozano ( Bea Lozano) edito da Libros del Zorro Rojo |
Il tema è evidente, quello che non è scontato è il modo in cui l’opera ne parla, il libro ovviamente devo ancora leggerlo, ma cosa mi ha spinto a comprarlo? Sfogliandolo le illustrazioni, le scelte coloristiche manifestano sin da subito un linguaggio che si discosta dall’abituale.
| La Tiendas de los Suicidas di Jean Teulé, illustrato da Bea Lozano ( Bea Lozano) edito da Libros del Zorro Rojo |
Ed effettivamente Bea Lozano, nata a Salamanca nel 1986, ha un linguaggio iconografico unico ricco di commistioni e influenze dove il graphic design abbraccia l’illustrazione, la ricerca coloristica materica comunica in un linguaggio che arriva al lettore immediato, senza sconti, irriverente, ironico, pieno di linfa vitale e con sfumature che richiamano il noir contemporaneo.
Ho cercato quindi tra le tante proposte chi ha osato, chi ha colpito il mio sguardo nella sua divergenza, che ha solleticato il mio interesse per linguaggio iconografico in primo luogo e poi diciamocelo chi può resistere a un titolo così? E il formato con copertina cartonata? Mi ha letteralmente conquistata. Ora non mi rimane che leggerlo e scoprire uno scrittore come Jean Teulé famoso per il suo stile e per il saper trattare temi estremi in modo ironico e al contempo umano. Barbara Tirelli
A fermarmi è stato il colore. Sgargiante, vivo, audace, ma nello stesso tempo gentile. Un tratto di rosa fluo che dalla copertina attraversa tutto il libro. Serve un colore forte per ricordarci che le forze vitali che scorrono nelle vene di una mano sono le stesse che si trovano all’interno di una foglia, e che all’interno di un tronco ci restituiscono il tempo che abbiamo vissuto. “Che ci crediate o no, abbiamo la stessa storia”. E allora come mai ogni tanto ce ne dimentichiamo? El mundo que soy di Carolina Garzón Blanco edito da Amanuta è un albo che ci tira per la giacchetta per soffermarsi a riflettere sulle nostre origini e per seguire il filo rosso (rosa!) che ci unisce tutte e tutti noi che viviamo in questo mondo. |
| Armario chino di Javier Sáez Castán (Ediciones Ekaré, 2016) |
Forse, in fiera, guardare non significa inseguire tutto, ma riconoscere ciò che interrompe il flusso e continua a lavorare su di noi anche dopo.
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