Fai un bel respiro.
Ho bisogno di riprendere fiato.
Mi hai lasciata senza respiro.
Dammi un attimo, devo respirare.
Il respiro sembra una cosa semplice, naturale, automatica. Così automatica che quasi non ci pensiamo, almeno finché non manca, non si inceppa, non si fa corto, trattenuto, spezzato. Respiriamo quando dormiamo, corriamo, leggiamo, piangiamo, ci arrabbiamo, ci innamoriamo, ci spaventiamo. Respiriamo senza accorgercene e poi, all’improvviso, scopriamo che proprio lì, in quel gesto così scontato, si annida qualcosa di essenziale.
Respirare è vivere, ma non solo. È trovare un ritmo tutto proprio. È calmarsi o agitarsi. È lasciare entrare e lasciare andare. C’è un respiro ampio, pieno, che distende il corpo e i pensieri, e ce n’è uno corto, affannato, che ti stringe il petto e ti rende tutto più difficile. C’è il respiro di chi corre, di chi aspetta, di chi ha paura, di chi si sente finalmente al sicuro. C’è il sospiro di sollievo, il fiato sospeso, il respiro trattenuto prima di una scelta, di una parola, di un bacio, di una caduta, il respiro spezzato dal pianto, dalla sofferenza.
Anche il respiro, come il passo, non è uguale per tutti. Ci sono respiri che sembrano potersi espandere con naturalezza e altri che, invece, fanno fatica a trovare aria. Ci sono corpi che si muovono liberi, fiduciosi e altri costretti, giudicati, contenuti perfino trattenuti. Ci sono respiri ansiosi, respiri educati a non dare fastidio, respiri che si fanno piccoli per paura di occupare troppo spazio. E ci sono respiri che cercano ostinatamente di allargarsi, di prendere posto, di esistere con più forza.
Il respiro è intimo, fa parte del nostro modo di essere, sta nel corpo, ma riguarda noi e il nostro rapporto con il mondo. Respirare significa poter stare, poter parlare, poter correre, poter piangere, poter ridere, poter esistere senza sentirsi sempre sul punto di mancare. E quando manca il respiro? Si resta senza respiro per la meraviglia, per lo spavento, per un’emozione improvvisa, per un dolore che ti attanaglia il petto, per un’ansia che ti serra la gola. Si cerca respiro quando qualcosa dentro o fuori di noi stringe troppo.
Anche nei personaggi il respiro dice molto. C’è chi trattiene tutto dentro, chi vive in apnea, chi sembra non riuscire mai a prendere davvero fiato. C’è chi davanti a una prova si ferma, fa un bel respiro e trova il coraggio di andare avanti, e chi invece si lascia immobilizzare dall’ansia, dalla paura, da quel nodo alla gola che stringe il petto e toglie l’aria. Il respiro, allora, non è solo un gesto del corpo: diventa il segno di come si attraversa il mondo, di quanto spazio si riesce a prendere, di quanto timore si prova davanti a ciò che ci aspetta. Forse è anche per questo che ci sembrava importante sostare dentro questa parola: perché il respiro non riguarda solo il corpo, ma anche il modo in cui affrontiamo le situazioni o le subiamo cercando uno spazio per non restare impotenti, abitare le relazioni, reagire alla paura, perdere o trovare il coraggio.
Questo mese proveremo a esplorarlo insieme, seguendone le tracce in direzioni diverse. Perché il respiro può essere sollievo o fatica, ritmo o rottura, silenzio o voce. E perché, qualche volta, capire come respira una storia, un personaggio o un’immagine significa anche capire un po’ meglio come respiriamo noi.
di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME
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