giovedì 20 agosto 2026

Tra ciò che eravamo e ciò che saremo - Smarrirsi è un modo per ritrovarsi.

Smarrirsi è un modo per ritrovarsi. Giungere a nuove consapevolezze, nuovi approdi, perché parte della nostra identità non è data una volta per tutte, ma si rimodella, si ricostruisce, si modifica in relazione alla vita. Smarrirsi perché le condizioni esterne ci impongono un cambiamento: ostacoli, aspettative tradite o svuotate di significato, scelte che non vorremmo compiere o che ci ritroviamo a subire. Oppure smarrirsi perché sentiamo di aver bisogno di un cambiamento, sentiamo che una parte di noi spinge, ci chiama ad essere diversi, ad una ridefinizione rispetto a ciò che siamo. Lì in una sorta di terra di mezzo tra ciò che eravamo e ciò che ancora non siamo, tra ciò che sentiamo appartenerci e ciò che non riusciamo a intravedere o a immaginare. Smarrirsi può essere una piacevole scoperta, un gioco, una sperimentazione, oppure può essere doloroso, difficile da accettare, eppure inevitabile. Fa parte del viaggio della vita di ognuno di noi, delle diverse età che attraversiamo, delle diverse consapevolezze alle quali approdiamo.

Ci sono età come l’adolescenza dove perdersi è necessario per sentirsi se stessi. Allontanarsi da ciò che era conosciuto per esplorare, correre dei rischi, scoprire mondi nuovi. Per immergermi in questo mare ho scelto tre testi che parlano di adolescenza, sentimenti, desideri, paure, cambiamenti, necessità di aprirsi a se stessi e agli altri.

La luce in ogni cosa di Katya Balen, traduzione di Lucia Feoli, edito da Einaudi Editore
La luce in ogni cosa di Katya Balen, traduzione di Lucia Feoli, edito da Einaudi Editore

La luce in ogni cosa di Katya Balen, con la traduzione di Lucia Feoli, edito da Einaudi ragazzi racconta la storia di Zofia e Tom, due ragazzi che vivono rispettivamente con il padre e con la madre. Due caratteri profondamente diversi, due storie familiari che hanno segnato in modo differente ognuno di loro. Zofia orfana di madre vive in un cottage in riva al mare con il quale ha un rapporto quasi simbiotico e al quale in qualche modo assomiglia: chiassosa, rumorosa, euforica, spesso arrabbiata come le onde del mare che si scagliano sugli scogli durante una tempesta. Tom invece vive con la madre, entrambi sono scappati da un padre violento che lo puniva, lo umiliava, lo faceva sentire un inetto; non riesce a dormire al buio, la paura lo accompagna tutte le notti e l’unica cosa che lo calma è costruire animali con la carta. Tom è taciturno, riservato, in preda alla paura perché non riesce a raccontare a nessuno tutto il suo mondo interiore. Le cose precipitano quando i genitori di Zofia e Tom si innamorano e lui e la mamma si trasferiscono nel cottage: una convivenza che nessuno dei due bambini desidera. Entrambi chiusi nel loro mondo, e nelle loro paure, vorrebbero che tutta quella situazione sparisse, ma un evento inatteso li porta a scoprirsi l’un l’altro, a trovare il modo di aprire un varco per far entrare dentro di loro una luce diversa, a regalare una parte di sé all’altro per far posto ad una nuova vita.
Ettie e lo stagno di mezzanotte, illustrato da Pam Smy, tradotto da Sante Bandirali, rdito da Uovonero
Ettie e lo stagno di mezzanotte, illustrato da Pam Smy, tradotto da Sante Bandirali, rdito da Uovonero

Ettie e lo stagno di mezzanotte di Julia Green, illustrato da Pam Smy, tradotto da Sante Bandirali e pubblicato da Uovonero racconta la storia di Ettie. Ettie vive con la nonna in una casa isolata in mezzo ai boschi perché la mamma ha deciso di partire per potersi dedicare al suo lavoro. Ettie e la nonna vivono una vita felice, coltivano la terra, cucinano, fanno marmellate. Ettie esplora i dintorni, fa il bagno nel ruscello, passeggia nei boschi, ma la nonna le ha dato dei limiti ben precisi, le sue esplorazioni possono arrivare fino al confine del bosco, non deve mai spingersi oltre dove si trova la vecchia cava abbandonata. Ma Ettie è irrequieta, ha bisogno di scoprire, di esplorare, di ribellarsi a ciò che la nonna ha deciso, ha bisogno di vivere la sua vita in piena libertà. Un giorno nel bosco pensa di sentire un animale e inizia a seguirne le tracce, ad un tratto si accorge che si tratta di una ragazza e così spiandola sorpassa quel confine invalicabile, addentrandosi nella vecchia cava. Ad un tratto la ragazza non c’è più, è scomparsa dalla sua vista, Ettie ritorna il giorno successivo e trova Cora, questo è il suo nome, ferita. Le due ragazze fanno amicizia, si vedono ogni giorno, vanno ad esplorare la cava e a fare il bagno nello stagno proibito di nascosto dalla nonna che non sa nulla dell’esistenza della ragazza. Ettie ha bisogno di trovare se stessa e il legame con Cora la spinge a cercare e ad esplorare la parte più coraggiosa di sé. Ma questa amicizia ha una parte più oscura e la cava è un posto pericoloso, è così che Ettie scoprirà una parte dolorosa della sua storia familiare e giungerà a nuove consapevolezze su di sè e sulla sua famiglia.


La formica rossa, di Émilie Chazerand, traduzione di Silvia Turato, edito da La Nuova Frontiera
La formica rossa, di Émilie Chazerand, traduzione di Silvia Turato, edito da La Nuova Frontiera

La formica rossa Émilie Chazerand, traduzione di Silvia Turato, edito da La Nuova Frontiera. Vania Strudel, è questo il nome della protagonista, è divertente, autoironica, con una popolarità praticamente inesistente tra i suoi coetanei. Ha quindici anni e sta iniziando il liceo, un padre decisamente stravagante che fa il tassidermista, un difetto congenito all’occhio sinistro, un’ amica che ha un disturbo particolarmente strano e un migliore amico con il quale ha condiviso mille avventure e che è il suo punto di riferimento, fino a quando si innamora della sua peggiore nemica, colei che ha reso la sua vita un inferno. Vania è la voce narrante di questo romanzo, una voce narrante potente, ironica e tagliente alla quale è impossibile resistere, che ci impone di guardare la realtà attraverso i suoi occhi e di riderne e sorriderne. All’inizio del liceo tutto per Vania va esattamente come deve andare, ovvero malissimo, ma un evento imprevisto, una lettera da un mittente sconosciuto, la costringe a guardarsi con occhi diversi e nel procedere delle storia un castello di bugie che lei ha costruito comincia a cadere pezzo dopo pezzo per costringerla ad affrontare la realtà che la circonda con occhi diversi e lasciare il posto a nuove consapevolezze.

Tre romanzi che ci portano uno sguardo sull’adolescenza, sulla necessità di esplorare, affrontare se stessi, le proprie paure, cercare nuove strade e approdare a nuove consapevolezze. E tu sei in cammino per ritrovarti o sei temporaneamente approdato al tuo luogo sicuro?

di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

Leggi il nostro ultimo articolo Somewhere over the rainbow: l’approdo come ritorno a casa a cura di Barbara Tirelli.









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