venerdì 27 marzo 2026

Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora

Ci sono mostre che si attraversano una volta sola e altre che, già mentre le si percorre, fanno nascere il desiderio di tornarci, come se una sola visita non bastasse a raccogliere tutto ciò che vi è custodito e, forse, nemmeno tutto ciò che mettono in movimento.

La mostra dedicata a Pia Valentinis, alla biblioteca Villa Dora di San Giorgio di Nogaro, per me è stata così.

Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora
Foto di Naida Maranzana scattata da Giusi Quarenghi  per ALTRƎTRAME

Ci sono entrata una prima volta insieme a Giusi Quarenghi, dentro uno sguardo che si costruiva anche nel dialogo, nelle soste condivise, nei rimandi tra una cosa vista e una parola detta; poi ci sono tornata da sola, e la mostra ha cambiato consistenza, si è fatta più silenziosa, più lenta, quasi più esigente, chiedendomi un tempo diverso, più disteso, e una disponibilità a restare che nella prima visita era rimasta, in parte, sospesa.

Non è un caso che il percorso si apra con l’infanzia.
Non come suggestione, ma come dichiarazione: si comincia da lì.

Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora
Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

I quaderni, i disegni, le prove, gli oggetti: tutto concorre a restituire un’origine che non è soltanto biografica, ma profondamente legata alla formazione dello sguardo. Accanto a questi materiali compaiono anche gli strumenti del padre e della madre, presenze che non vengono spiegate, ma che restano, e che inevitabilmente portano con sé una domanda: quanto di ciò che vediamo oggi nasce da ciò che abbiamo avuto accanto fin da piccoli? Quanto del nostro modo di guardare si costruisce in quella prossimità quotidiana con le cose, con i gesti degli altri, con ciò che si tocca, si osserva, si usa senza ancora sapere che sta diventando forma?

Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora
Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

Non si tratta, evidentemente, di un apprendimento esplicito, ma di una sedimentazione, di qualcosa che si deposita e che, nel tempo, ritorna. E in questo senso, proseguendo nel percorso, anche lo spazio della scrivania sembra rispondere a quella stessa origine.

Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

Sotto, gli oggetti del lavoro: forbici, penne, immagini, strumenti.
Sopra, i disegni in bianco e nero, che appartengono alle prove per un libro, segni che si ripetono, si modificano, cercano una direzione. Non fanno parte della scrivania, eppure è difficile non leggerli in relazione, come se quel piano fosse il punto da cui si diramano, come se tra ciò che si ha tra le mani: oggetti, matite, graffette e ciò che si traccia esistesse una continuità che non si interrompe.

Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

È forse in questo spazio che il disegno prende forma, non come gesto isolato, ma come qualcosa che cresce dentro una pratica, dentro un ambiente, dentro un modo di stare.

Questa continuità si ritrova anche nel passaggio tra le tecniche. La matita, l’acquerello, il collage, il filo sulla stoffa, la ceramica: nulla appare come dimostrazione o esercizio, ogni passaggio sembra piuttosto rispondere a una necessità, come se fosse semplicemente il mezzo che, in quel momento, permette allo sguardo dell’artista e al suo gesto di compiersi. E allora viene da chiedersi se sia davvero la tecnica a guidare il lavoro, o se non sia piuttosto lo sguardo a cercare e ogni volta a trovare la sua forma e il suo pieno compimento.

Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora
Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

Questo emerge con particolare chiarezza nella sezione dedicata ai personaggi di San Giorgio di Nogaro e, nello specifico, nel lavoro su Angiolino. Qui non vediamo solo un esito, ma un insieme di tracce: i dipinti legati alla seconda guerra mondiale, alcuni oggetti — il pallone, la scatola da pittore — e il libretto realizzato da Pia Valentinis. Elementi diversi che, accostati, costruiscono una narrazione stratificata, in cui il disegno non arriva alla fine, ma accompagna, affianca, interroga.


Due volte dentro lo sguardo. La mostra di Pia Valentinis a Villa Dora
Foto di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME



Anche nelle immagini più ampie, nei paesaggi e nelle scene collettive, ciò che colpisce non è tanto la costruzione quanto il modo in cui lo sguardo si posa sul reale: mai banale, mai scontato, ma neppure mai esibito. Ed è forse proprio questa la qualità più difficile da nominare, perché non si impone, non cerca l’effetto, e proprio per questo: resta.

Prima di uscire, però, c’è ancora un gesto da compiere, semplice e insieme prezioso: pescare un bigliettino.

Un disegno, una parola, una frase che Valentinis affida a chi passa di lì, quasi come un piccolo congedo, o forse come qualcosa da portare via e lasciare sedimentare.

Io ne ho pescato uno.

La parola era imprevisto.
Disegnata, una gallina con il becco chiuso da un nastro.

La frase diceva:
“Becco non dice del tempo il racconto. Per tutto o per niente tu tieniti pronto”.

Non ho seguito il consiglio, e ho sbagliato! ma chi mi conosce, e mi conosce bene, sa che per me sarebbe stato impossibile farlo.

La seconda volta, uscendo, non avevo la sensazione di aver visto una mostra, ma di aver attraversato un modo di guardare che continuava e continua a lavorare, anche dopo. E mi sono ritrovata a tornare con il pensiero a quella prima bacheca, ai quaderni, agli oggetti, a quei segni iniziali, chiedendomi quanto del nostro sguardo nasca proprio lì, in ciò che abbiamo avuto accanto senza pensarci, in ciò che abbiamo visto fare prima ancora di sapere che stavamo imparando.

Forse è questo che la mostra lascia: non tanto una risposta, ma una domanda che resta aperta, e che lentamente si sposta su di noi, sul nostro modo di guardare, sulle immagini che scegliamo, su ciò che, senza accorgercene, continuiamo a portare con noi.

E allora, quanto di ciò che vediamo oggi è già cominciato molto prima, nei gesti, negli oggetti, negli sguardi che abbiamo attraversato?

di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME

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