Ci sono persone che a periodi fanno sogni ricorrenti, io sono una di quelle. Sogno di uscire di casa dimenticandomi di mettere le scarpe, in ciabatte, delle comodissime ciabatte che uso per muovermi dentro casa, ma decisamente impresentabili allo sguardo altrui. Naturalmente mi sento assolutamente a disagio! Come affrontare una giornata lavorativa o qualsiasi impegno che mi si presenti essendomi dimenticata di indossare le scarpe? Che incubo!
Le scarpe non sono solo un accessorio, sono indispensabili per muoverci nel mondo, per farci sentire a nostro agio, per sentirci sicuri e sicure di noi stesse. E se vogliamo capire come si sente qualcun altro, cosa dice un detto popolare? Prova a metterti nelle scarpe dell’altro!
Nelle fiabe, così come nella vita, le scarpe sono fondamentali: sostengono il passo, lo impediscono, favoriscono o ostacolano il nostro protagonista o la nostra protagonista. Non sono mai neutre!

Cappuccetto Rosso deve recarsi dalla nonna malata: che debba attraversare il bosco come nella fiaba illustrata da Chiara Carrer La bambina e il lupo edito da Topipittori, o una caotica città, come ci racconta Roberto Innocenti nella storia Cappuccetto Rosso una fiaba moderna edito da La Margherita edizioni, le scarpe di Cappuccetto sono delle scarpe da ragazza, non quelle di una donna. Cappuccetto è ancora una bambina.

Sono scarpe basse, comode, adatte per per camminare. Lei deve arrivare presto dalla nonna, seguire il sentiero, evitare distrazioni e terreni impervi: per questo la vediamo rappresentata con scarpe basse, pratiche, molto vicine a un paio di sneakers o di ballerine. Lei è ancora innocente, ignara dei pericoli che si aggirano attorno, deve affrontare il lupo sia che ne esca vincitrice, sia che ne esca sconfitta.

Diverse sono le scarpe di Cenerentola che si reca al gran ballo del principe. Sono scarpe con il tacco per affermare e rivendicare il suo status sociale. Nella fiaba di Perrault sono delle bellissime scarpette di vetro che nulla possono celare, nella versione dei fratelli Grimm prima sono d’argento e poi d’oro, simbolo di ricchezza e di opulenza. Roberto Innocenti, nella sua Cenerentola edita da La Margherita Edizioni con la traduzione di Carlo Collodi, mette in scena la scarpa in tutta la sua evidenza teatrale: il tacco, la gamba in primo piano, l’ingresso del corpo femminile nello spazio dello sguardo.. Steven Guarnaccia nella sua versione Cenerentola una favola alla moda edito da Corraini edizioni, le riserva un bellissimo paio di sandali di Miuccia Prada e a ben guardare il libro di Guarnaccia c’era solo l’imbarazzo della scelta! Le scarpe di Cenerentola sono scarpe con il tacco simbolo di una donna che si sta facendo largo nella società, che rivendica il suo posto e il suo status sociale. A ben pensarci anche oggi nell’immaginario comune, ma anche nei film o nelle serie televisive, le donne in carriera indossano sempre i tacchi.

Le scarpe col tacco sono anche simbolo di femminilità e di eleganza. Se poi queste ultime sono anche rosse rappresentano l’apice della femminilità, ma anche della vanità. Il rosso è un colore emblematico nelle fiabe: suscita emozioni controverse. Il colore rosso è associato alla passione carnale, alla violenza, ma anche alla sensibilità, all’amore e al lusso. La protagonista della fiaba Le scarpe rosse di Andersen, all’inizio del racconto è una bambina delicata e graziosa che d’estate va in giro sempre a piedi nudi e d’inverno porta dei pesanti zoccoli di legno, perché molto povera. Karen, questo il nome della piccola, riceve da una vecchia calzolaia un paio di scarpette rosse, cucite con delle vecchie strisce di stoffa, che indossa proprio il giorno in cui viene sepolta la madre. Una vecchia signora importante la vede e, mossa a compassione, decide di prenderla con sé. Le scarpe della vecchia sarta vengono subito bruciate, ma un giorno Karen vede un paio di lucide scarpe rosse ai piedi della principessa. Karen ingannando la vecchia signora riesce ad averne un paio quasi identiche e a indossarle per il giorno della sua confermazione. Nonostante indossarle in chiesa sia sconveniente e inappropriato a nulla valgono i divieti della benefattrice, Karen non rinuncia alle sue scarpe rosse e alla sua vanità. Troverà redenzione solo dopo essere stata costretta a ballare per giorni, essersi fatta tagliare i piedi dal boia e aver compreso ed espiato la sua vanità.

Rileggendo le fiabe alla ricerca di strabilianti calzature, non possiamo dimenticarci Il gatto con gli stivali di Charles Perrault. Povero il terzo figlio al quale è toccato solo un gatto, non gli resta che mangiarlo e farsi un manicotto con la pelle. Ma il gatto fa subito delle richieste al suo padrone e non a caso richiede degli stivali: robusti, solidi, adatti per muoversi stabilmente e velocemente su ogni terreno. E non è un caso che, nelle fiabe, gli stivali siano molto spesso associati al maschile, al viaggio, all’astuzia, al potere di agire nel mondo. Il gatto, con i suoi stivali, non si limita a camminare: orchestra, costruisce, trasforma il destino del suo padrone e lo conduce fino al matrimonio con la principessa.
Cappuccetto, Cenerentola, Karen, il gatto: ognuno di loro indossa scarpe diverse, e in quelle scarpe si lascia già intravedere una postura, una prova, una promessa. Le scarpe delle fiabe non coprono soltanto i piedi: orientano il passo, espongono al rischio, aprono possibilità, accompagnano trasformazioni.
In fondo, anche nelle storie, nulla è lasciato al caso, nemmeno ciò che portiamo ai piedi.
di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME
Leggi il nostro ultimo articolo Non ho fatto altro che camminare dritto a cura di Francesca Aldrighi
0 Comments:
Posta un commento