venerdì 29 maggio 2026

Libri a tema e libri medicina: come (non) curare l’infanzia e l’adolescenza

 Veramente un libro può curare?


Carichi di aspettative, a volte gli affidiamo un potere che va ben oltre le sue capacità, superando l’intento con cui è stato scritto.

A volte un libro è bello, e basta.

Ma ci basta davvero?

Noi adulti di riferimento spesso ci mettiamo alla ricerca di un libro per bambini e ragazzi perché siamo spaventati da quello che accade nelle loro vite e non ci sentiamo in grado di raccogliere la loro emotività.

Ce ne serviamo allora al pari di un cerotto o di una pomata lenitiva.

E ci ritroviamo a preparare una ricetta pronta (o una prescrizione medica) che possa andar bene per tutto, dal litigio, al lutto, allo spannolinamento.

Il rischio però è quello di pensare: e se il libro non ci serve, che lo leggiamo a fare?

Quando invece la funzione principale della lettura non è la cura, ma la mediazione: non la soluzione al “problema”, ma l’accompagnamento nel processo di elaborazione e rielaborazione, sia di un determinato evento che di uno stato emotivo prolungato nel tempo. L’infanzia e (soprattutto) l’adolescenza non sono qualcosa di matematicamente definito, e le ferite che possono comportare sono variegate. Non possiamo pensare di “risolvere i problemi” di un bambino o di un adolescente semplicemente propinandogli un libro a tema. Non basterà.

Accanto ai libri medicina ci sono quelli che non hanno la pretesa di curare la ferita.

E che poi, alla fine, magari ci riescono pure. Perché non parlano di una cosa sola, ma incoraggiano, fanno intravedere delle possibilità laddove non sembrano esserci.

Sono libri che ricuciono, che rimettono insieme i pezzi, i nostri pezzi, e ci aiutano a fare chiarezza. Sono quei libri in cui non troviamo le risposte, ma le domande.

Possono essere libri che mettono in dubbio le figure adulte, come Urlo di mamma di Jutta Bauer, traduzione di Daniela Gamba (Nord-Sud Edizioni, 2000), dove la relazione figlio-genitore viene restituita genuinamente per quella che è, con tutte le sue contraddizioni. L’affaticamento di una madre, il suo non riuscire a contenere le emozioni, il diritto al non essere perfetta.

E poi il punto di vista del figlio, che si sente andare in mille pezzi, ma che non perde la fiducia nel fatto che proprio la mamma possa raccoglierli tutti e ricucirli insieme.


A volte sono libri che mettono in dubbio i nostri valori, la nostra fede in qualcosa, e non è un caso che molti di questi tirino in ballo Dio e la religione, e il modo in cui la viviamo. Partendo da quello, però, vanno

poi a indagare tutte le altre sfere della nostra vita e soprattutto le relazioni che abbiamo con con noi stessi e con gli altri. Esempi di questo tipo sono Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer, traduzione di Dafna Sara Fiano (Salani, 2004) e L’arca parte alle otto. L’esistenza di Dio spiegata da tre pinguini di Ulrich Hub e Jörg Mühle, traduzione di Berenice Capatti (Rizzoli, 2007).

Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer, Salani (2004)
Illustrazione tratta da L’arca parte alle otto. L’esistenza di Dio spiegata da tre pinguini di Ulrich Hub e Jörg Mühle, Rizzoli (2007)

Leggendo questi testi appare evidente come i famosi libri a tema, che sembrano aiutarci nel risolvere qualcosa, in realtà sono settoriali, limitati e limitanti.

Chiudono, avvitano il tappo, senza far passare l’aria.

Abbiamo invece bisogno di libri che aprano, e che ci direzionino:

Thomas bevve un sorso di aranciata e disse: “Quanti libri che ha. Di che cosa parlano?”

“Santo cielo!” esclamò la signora Van Amersfoort. “Di che cosa parlano i libri? Parlano di tutto quello che c’è. […]”

Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer, Salani, 2004 (p.25)

Il nostro rapporto con la morte, infine, rappresenta il cruccio di tutti noi adulti che ci ritroviamo nella condizione di doverne parlare a bambini e adolescenti.

Un tema troppo forte, di cui noi stessi abbiamo paura.

Rifuggiamo da ogni spiegazione didascalica e scegliamo un albo tenero e struggente come L’anatra la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, traduzione di Viola Starnone (Edizioni E/O, 2007)

Immagine tratta da L’anatra la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, Edizioni E/O (2007)

La ricerca di una spiegazione, la rabbia e la paura possono ben poco di fronte all’ineluttabilità della vita.

E rimaniamo sulla riva del fiume anche noi.

A leccarci le ferite.

a cura di Barbara Tirelli per ALTRƎTRAME


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