| Maria Lai, Legarsi alla montagna, Archivio Maria Lai, 5 Continents Editions. |
Se chiudo gli occhi e penso all’intrecciarsi di fili e di storie vedo chiara e nitida l’immagine di Maria Lai.
Un’artista affascinante che sto approfondendo per ricerche e studi personali e che mi piacerebbe conoscere in modo più approfondito.
Mi domando perché, io, non abbia incontrato la sua ricerca artistica tra le pagine dei manuali di storia dell’arte che ho studiato all’università. La risposta probabilmente la puoi intuire anche tu, se ti soffermi a pensare quanto spazio è dedicato alle artiste anche nei percorsi universitari specialistici.
Maria Lai nasce a Ulassai nel 1919, simbolo di emancipazione femminile riesce ad emergere, tra infinite difficoltà, e a trovare la sua voce in un mondo prettamente maschile. Artista poliedrica si dedicò alla pittura, scultura, land art, installazioni site specif e naturalmente al ricamo, cucito e tessitura. Legarsi alla montagna è probabilmente il suo intervento artistico collettivo più celebre.
Tra le sue opere vi sono anche le fiabe cucite, dove le parole vengono meno e la matericità, il movimento dell’ago, il filo e delle stoffe sono parte integrante della narrazione. Il racconto si fa silenzio e allo stesso tempo voce collettiva e individuale.
Giuseppina Cuccu parla della scrittura asemantica di Maria Lai:
“una comunicazione con l’invisibile [...] la lingua, costituita di parole, è comunicazione tra esseri umani, l’arte è comunicazione tra l’essere umano e il mistero, il “non- conosciuto”, l’oltre, un vuoto che spaventa e fa paura”
Ed è così trovarsi davanti ad un libro d’artista può creare straniamento, potrebbe perfino essere respingente: la libertà di pensiero, la volontà di una lettura critica e ravvicinata può incutere non pochi timori. Le relazioni così profonde, del resto, si sa, possono spaventare. Le domande, soprattutto se fatte a noi stessi, creano uno stato di profondo disagio.
Pensiamo poi ad una fiaba, come in questo caso. Le fiabe sono elemento di introspezione articolato, una fiaba scolpita nella stoffa punto dopo punto, dove ago e filo si muovono incessanti fendendo i tessuti, dà prova fisica e materica del racconto: un racconto visibile, tangibile, narrabile a prescindere dalla parola. Creando tra i fili legami che vanno al di là della storia narrata, creando possibili vie e filoni investigativi.
“In fondo, la vita è una continua cucitura” dichiarava Maria Lai
Ho scelto di dedicare la mia attenzione in particolare alle fiabe cucite (Tenendo per mano il sole, Tenendo per mano l’ombra, Curiosape, Il dio distratto, Maria Pietra) selezionandone solo una: La Capretta.
La Capretta è una storia tradizionale sarda alla quale la stessa Lai era particolarmente legata. A raccontargliela fu Salvatore Cambosu, suo caro amico, sostenitore della sua arte e suo professore di lettere alla scuola media.
La storia narra di un pastorello, che ogni mattina presto porta la sua capretta sulla montagna. Un risveglio pieno di felicità il suo: l’andare sulle montagne e stare vicino alle nuvole era la cosa che amava di più. Una vita semplice fatta di grandi cose potremmo dire. Fino a quando da condottiero divenne condotto: la capretta lo guida, infatti, nel bosco alla scoperta di una grotta segreta dove si nasconde un tesoro. Il pastorello interrogato dalla grotta sceglierà solo un piccolo campanello d’argento per la sua capretta. Ma la debolezza e l’ingordigia dell’essere umano presto farà capolino nel suo pensiero. Il suo mondo diventerà pieno di ombre e dubbi su probabili ricchezze da poter conquistare e alle quali ha rinunciato scegliendo solo un campanellino, tra tutte quelle preziosità. Una vita tormentata lo travolge facendogli dimenticare la sua felicità e perdere la sua amata capretta che rifugge l’oscurità del pastorello.
La fiaba diviene così metafora del potere dell’arte: spazio di introspezione, che regala nuove opportunità di scoperta, ma anche di smarrimento, divenendo, se lo vogliamo, possibile guida nell’attraversare l’incertezza della vita.
La fine della storia, però, la lascio scoprire a te.
Due sono le proposte di lettura che ti invito a fare: la prima è la trasposizione cartacea del libro d’artista di Maria Lai, La Capretta edita da Ilisso con testi di Giuseppina Cuccu e la seconda Il campanellino d’argento di Maria Lai e Gioia Marchegiani edito da Topipittori.
Maria Lai, La Capretta, Ilisso
La prima è la proposta dell’originale dell’artista, realizzata in stoffa, cuciture e fili alla quale possiamo accedere grazie a questa rappresentazione cartacea ravvicinata dove sono le immagini fotografiche dell’opera a dominare lo spazio. L’altra invece è un albo illustrato, il cui testo vive grazie sia agli scritti forniti dagli eredi di Maria Lai, sia attraverso la narrazione orale di Maria Lai raccolta in un documentario dedicato all’artista, arricchito dall’apparato iconografico in bianco e nero di Gioia Marchegiani.
La lettura dell’opera di Topipittori inizia dai risguardi, i quali iniziano a narrare il contesto nel quale ci troviamo. La tonalità della carta écru che troviamo qui la ritroveremo anche all’interno della storia, una sorta di pausa narrativa che amplifica il racconto conducendoci nel contesto geografico, naturalistico e culturale nonché un rimando alle tonalità di colore delle stoffe usate dalla stessa Lai.
La Sardegna viene omaggiata attraverso le illustrazioni, arricchendo le possibilità e i fili delle trame narrative e di condivisione possibili.
Il campanellino d’argento di Maria Lai e Gioia Marchegiani,Topipittori.Due apparati iconografici e materici totalmente differenti: Lai come detto in precedenza ci offre un’esperienza materica, dove forme ed elementi geometrici si uniscono per una narrazione senza tempo; pubblico adulto e bambino possono unirsi in un racconto privo di parole semantiche e dove l’oralità costituisce elemento di perpetua memoria. Il silenzio, apparente, riecheggia in un racconto che potrebbe non aver mai fine.
L’albo illustrato di Marchegiani è un’opera preziosa che ci permette di conoscere Maria Lai, avvicinarci alla sua opera, alla sua terra fatta di miti e leggende. Il silenzio e le illustrazioni tornano anche qui, intere doppie pagine sono destinate a un racconto fatto di immagine. Le parole dell’albo si uniscono all’apparato iconografico, registri molteplici ci danno un’esperienza altra di lettura.
Il campanellino d’argento di Maria Lai e Gioia Marchegiani,Topipittori.«L’arte è lo spazio di chi non occupa spazio nel mondo» sosteneva Lai.
L’arte, così come la lettura, può diventare uno spazio dove porsi domande, identificarsi, dare voce alle proprie debolezze e paure. Imparare ad ascoltare e ascoltarsi realmente. Tessere trame, trovare matasse da sciogliere o fili da seguire.
a cura di Jessica Paolillo
Per approfondire:
Maria Lai, Legarsi alla montagna, Archivio Maria Lai, 5 Continents Editions.
Maria Lai, Tenendo per mano il sole, 5 Continents Editions, MAXXI (Roma).
Maria Lai, “Legarsi alla montagna”1981: “Il nastro di Ulassai” Rai Cultura. Guarda QUI.
Fondazione Maria Lai - Informazioni dettagliate QUI
Maria Lai. Essere è tessere. A cura di Mónica Amor e Carlos Basualdo, in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai. Dal 25.06 — 12.10.2026 presso Museo Madre, Napoli. Maggiori informazioni QUI .
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