Ho sempre avuto la passione per le investigazioni, da piccola me ne andavo alla ricerca di prove pregustando il momento in cui avrei incastrato il colpevole di terribili crimini come, ad esempio, il furto di un panino.
Per questo ho amato particolarmente Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli di Alan Bradley (pubblicato da Sellerio nel 2016 nella collana “La memoria” e ripubblicato nel 2026 nella collana “La memoria dei ragazzi”), anche se lei ha a che fare con una faccenda molto più complicata. Non solo, ha anche un talento formidabile per la chimica, mentre la mia mente ragiona in maniera decisamente più umanistica.
Forte della frase che sempre ci hanno ripetuto al liceo: “Risolvere una versione di latino è come risolvere un’espressione matematica!”, mi sono immedesimata lo stesso nella precisione, curiosità e testardaggine della piccola protagonista. Anche se forse ho un ricordo vago della me bambina, leggendo mi sono ritrovata a pensare di aver avuto anche io la stessa capacità che ha Flavia di insistere, di voler capire, di indagare appunto, contro tutto e tutti.
Perché risolvere un caso è un procedimento composito, che non si esaurisce solamente nell’ebbrezza di consegnare il criminale alla giustizia, ma si nutre della piacevolissima sensazione di aver capito l’andamento effettivo delle cose, intuendo il collegamento tra le azioni e il movente. Il taccuino sui cui appuntare indizi e ragionamenti diventa quasi uno scettro del potere, da custodire gelosamente prima che a qualcuno venga in mente di rubarlo.
Quando colleghi i fili del pensiero e rimetti insieme i pezzi di una storia, torni indietro con la mente e con la memoria, ed è un po’ come mettere i lacci nuovi alle scarpe: infili nei buchini, tiri da una parte e dall’altra, cerchi di trovare la giusta misura, ma all’inizio una parte è sempre più lunga dell’altra e ci vuole un po’ prima che arrivino ad essere parallele, senza sbilanciamenti. Poi finalmente, tentativo dopo tentativo, si riesce a ottenere la giusta simmetria ed ecco che il fiocco viene perfetto.
In un gesto automatico come quello di allacciarsi le scarpe, spesso ci si dimentica che il filo è uno, lungo e intrecciato su se stesso. Allo stesso modo la linea temporale in cui si appuntano gli eventi di una storia investigativa è una sola. Si può diramare a piacimento, sicuramente prende strade diverse e si biforca più volte. Ma a un certo punto gli eventi si mettono in relazione l’uno con l’altro e il filo ritorna ad essere uno.
Ma quando invece tutto non torna?
Qualcosa continua a sfuggirci e i pensieri si rincorrono senza una direzione precisa. Allora in quel caso spesso andiamo a tirare forsennatamente le briglie del nostro cervello, sforzandoci di trovare un collegamento che apparentemente non c’è.
Accade anche nella vita di tutti i giorni. Quella sensazione di aver dimenticato qualcosa, quel fastidio che non sappiamo come spiegarci, la confusione nel mettere ordine tra i pensieri.
“Era tutto il giorno che avevo in mente qualcosa che non riuscivo però a mettere a fuoco, come la musica di un grammofono in una stanza lontana. Se solo avessi potuto identificare la melodia.”
Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli di Alan Bradley, traduzione di Stefania Bertola, Sellerio editore, 2016, (p.324).
Da dove arriva la piena consapevolezza di come sono andate le cose? Come fare a raggiungerla? Deriva forse da una somma inarrestabile di dettagli, o invece piuttosto da una costante visione di insieme, come un monitoraggio perpetuo?
Ci aiuta di più un approccio sistemico e guardare dall’alto, ma a una distanza che spesso non ci permette di scendere nel profondo? O non è meglio un atteggiamento analitico e focalizzarsi sui dettagli, rischiando però di perdere il quadro completo?
Dipende dal metodo che usiamo per affrontare il problema e risolverlo.
Ragionare in maniera deduttiva ci porta a mettere insieme i pezzi anche prima che gli eventi accadano, prevedendo e programmando le azioni da fare. Intuiamo quello che potrebbe succedere, calandoci da sopra, dall’universale al particolare. Ma potremmo rischiare di non dare importanza alla singolarità di ciascun evento, dando per scontato che si svolgano tutti alla stessa maniera e trovandoci con un palmo di naso davanti a un fatto che non avevamo messo in conto, o almeno non in quel modo.
Chi invece guarda a ritroso può dare un senso agli eventi appena accaduti, ragionandoci sopra in maniera induttiva, dal particolare al generale, facendo derivare le azioni future dalla somma complessiva di quelle passate. Ma rimanere troppo sul dettaglio di ciò che è successo e attaccarsi al particolare potrebbe portarci verso una visione a tunnel, elaborando sì una strategia futura, ma che è ancora troppo legata al passato.
Personalmente trovo il distacco dalle cose molto più difficile da attuare e preferisco concentrarmi ogni volta su un particolare diverso, anche quando questo attira la mia attenzione senza che io me ne accorga veramente. Ma poi, spesso in un dormiveglia agitato, arriva sempre l’illuminazione, ed è come un riaffiorare dall’acqua, tornare a respirare:
“Sentii che la risposta a questa domanda abboccava all’amo che avevo calato nel mio subconscio. Non guardarla fissa, pensai, pensa a qualcos’altro, o fai almeno finta.”
Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli di Alan Bradley, traduzione di Stefania Bertola, Sellerio editore, 2016, (p.370).
Gli appunti, scritti sul taccuino o messi in un cassetto della mente, possono portare a intuizioni improvvise, collegamenti a cui non avevamo pensato ma che ci colpiscono proprio quando lasciamo i fili del pensiero a riposare per un po’. Da un momento all’altro ritorna tutto su, come i peperoni, e i fatti si collegano tra loro.
Allora forse questa è la risposta. Non andare a stressare troppo la nostra memoria di come sono o potrebbero essere andate le cose, ma lasciarle per un attimo in un angolo. Non preoccuparsene più, sia che lo facciamo per davvero o per finta.
Forse solo così potremmo vivere la vita giorno per giorno, ma programmandola da qui fino ai prossimi cinque anni.
E il caso è chiuso.
A cura di Barbara Tirelli per ALTRƎTRAME
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