| Illustrazione tratta da Le streghe di Roald Dahl, illustrazioni di Quentin Blake, traduzione di Francesca Lazzarato e Lorenza Manzi, Salani editore (1993). |
Cosa faremmo se ci trovassimo davanti a una vera strega? Un incontro ravvicinato che ci farebbe rimanere col fiato sospeso, anche se non siamo più bambini. Dopo un primo momento di smarrimento, riusciremmo a trovare il coraggio di fare qualcosa? Urlare, fuggire, chiamare aiuto? Conoscere bene le caratteristiche che rendono riconoscibile una strega può essere d’aiuto, ma questo non preclude il fatto che lei possa comunque riuscire a trovarci. Così come succede al bambino protagonista de Le streghe di Roald Dahl (Salani):
“Per prima cosa la strega sceglie con cura la sua vittima. Poi la segue silenziosamente, come un cacciatore che fa la posta a un uccellino, nel folto di un bosco. Cammina a passi felpati, piano, senza rumore. Si avvicina a poco a poco, sempre di più…ecco, ora è pronta…e zum! piomba sulla preda! Volano scintille, crepitano le fiamme, l’olio bollente borbotta, la pelle si raggrinza…e il bambino non c’è più.”
Le streghe di Roald Dahl, illustrazioni di Quentin Blake, traduzione di Francesca Lazzarato e Lorenza Manzi, Salani, 1993 (pp. 8-9).
Sarebbe bello se fossero solo loro a provare un odio feroce verso i bambini, ma la fiaba di Hänsel e Gretel ci insegna che anche chi più ci vuole bene, a volte, non lo fa come dovrebbe. E che potrebbe esserci sempre una strega in agguato pronta ad approfittarne. I due fratellini si trovano nel mezzo: da una parte una famiglia che sceglie di sacrificarli, dall’altra una strega che non vede l’ora di mangiarli. E non è un caso che la storia sia stata riscritta dal maestro dell’horror: cosa può fare più paura di due genitori che ti abbandonano nel bosco?
Ma chi li vuole due genitori così? Continuiamo a camminare nella foresta, e vedrai che ne usciremo!
| Illustrazione tratta da Hänsel e Gretel raccontato da Stephen King, illustrato da Maurice Sendak, traduzione di Irene Bulla, Adelphi (2025). |
Ma attenzione, pare che le streghe di oggi siano persone comuni, che si confondono facilmente tra la gente (o tra il fogliame). E l’incontro con loro diventa più subdolo, quasi ci si finisce dentro.
È quello che accade in Coraline di Neil Gaiman (Oscar Mondadori), dove un mondo distratto lascia che la ragazzina entri in un’altra dimensione, attirata dalle promesse di una vita che finalmente la considera. Tutto sembra uguale, ma tutto in realtà è diverso, e spaventoso. Guardando all’altra madre di Coraline viene da pensare che non sempre nuovi genitori siano migliori, e che a volte convenga tenersi quelli vecchi.
Meglio occhi veri al posto dei bottoni, per poter vedere da vicino quello che abbiamo davanti: una realtà più bella della fantasia, nonostante tutto. Illustrazione tratta da Coraline di Neil Gaiman, illustrazioni di Dave Mckean, traduzione di Maurizio Bartocci, Oscar Mondadori (2002).Spinti dal desiderio inconscio di avere altri genitori, diversi da quelli che abbiamo, non ci accorgiamo che quello che ci muove è la percezione (immaginata o fondata) che siano i nostri genitori a volere altri figli, diversi da quelli che siamo. Questo non fa che aumentare la spinta a cambiare le cose, perché la voglia di avere genitori migliori non supera mai quella di farsi voler bene da quelli che si ha già.
A cura di Barbara Tirelli per ALTRƎTRAME |
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