ARRIVANO LE STREGHE! Sguardi obliqui sulla letteratura per l'infanzia e l'adolescenza

 Ti è mai capitato di mangiare troppo e di non riuscire proprio a digerire? A me accade spesso, sia di mangiare troppo, sia di non riuscire a digerire. Di solito mi faccio una bella camomilla, ricorro alla robinia, oppure come ho visto fare a mia suocera faccio bollire due foglie di alloro con la scorza di un limone. Oppure ti è mai successo di scottarti e di usare una pomata alla calendula per trovare sollievo? E che dire di quando non riesci a dormire e usi la lavanda come calmante o come rimedio per il mal di testa?

Ora immagina di essere nel Medioevo. Se tu fossi un uomo — e magari lo sei — potresti fare tranquillamente tutte queste cose: saresti visto come un tipo autorevole, illuminato, uno che ha studiato. Ma se fossi una donna, come me, che conosce le erbe e le usa per curare se stessa o gli altri, allora no. Le cose cambierebbero del tutto.

Sì, mia cara perché probabilmente saresti una strega: una potenza demoniaca che ha fatto un patto con il diavolo per nuocere agli altri e avere accesso ad una conoscenza, non solo preclusa alle donne, ma assolutamente pericolosa, inappropriata e deviante, benché usata a fin di bene.

Il rapporto tra le donne e le piante è un rapporto di amore, cura, conoscenza e rispetto che ha radici profonde nella storia dell’umanità, basti pensare alle donne raccoglitrici agli albori della civiltà. Eppure ad un certo punto le donne sono sparite dalla storia ufficiale e la conoscenza delle piante, il loro utilizzo, la loro potenza curativa non sono stati più appannaggio dell’universo femminile, ma sono diventati territorio di conquista e di conoscenza per l’uomo. Infatti se pensi alla scoperte dell’antichità in campo medico non possono non venirti in mente il nome di Ippocrate, Galeno, Paracelso. E le donne?

La storia ufficiale non le racconta. Benché le donne svolgessero un ruolo fondamentale per il benessere e la salute della comunità, le loro conoscenze e pratiche erano al di fuori della medicina ufficiale e il loro ruolo era ambivalente: amate e rispettate per le loro conoscenze e capacità da una esigua minoranza, fonti di sospetto e di invidia per altri. Streghe o guaritrici e scienziate?

Aina S. Erice, Amanda Mijangos, Viriditas. Le donne nella botaniza, Aboca edizioni
Aina S. Erice, Amanda Mijangos, Viriditas. Le donne nella botaniza, Aboca edizioni

A questo proposito di consiglio di leggere “Viriditas: Le donne della botanica” scritto da Aina S. Erice, illustrato da Amanda Mijangos, traduzione di Gloria Cecchini e pubblicato per Aboca edizioni.

È un albo illustrato che racconta la storia di alcune donne che nel corso dei secoli, in diverse parti del mondo, si sono occupate di botanica. Donne che finora sono rimaste nell’ombra, ma che hanno dedicato la loro vita allo studio di diversi aspetti legati al mondo delle piante

Aina s. Erice, Amanda Mijangos, Viriditas. Le donne nella botanica, Aboca edizioni
Aina s. Erice, Amanda Mijangos, Viriditas. Le donne nella botanica, Aboca edizioni

E per continuare il nostro viaggio ti voglio accompagnare alla scoperta di alcuni testi che ci parlano proprio di quello che è accaduto alle donne che non hanno mai smesso di lottare per se stesse, per le loro comunità e per ciò in cui credevano.

Cominciamo con la saga di Sabina Colloredo, saga composta da tre romanzi: “Non chiamarmi strega”, “Quando diventammo streghe “ e il capitolo finale “ Addio strega”, tutti editi da Gallucci e illustrati da Fabio Visintin.

Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Non chiamarmi strega, Gallucci Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Quando diventammo streghe, Gallucci Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Addio strega, Gallucci
Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Non chiamarmi strega, Gallucci Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Quando diventammo streghe, Gallucci Sabina Colloredo, Fabio Visintin, Addio strega, Gallucci

In questa trilogia si racconta la storia di un antico e potente legame con la natura che passa di madre in figlia, di generazione in generazione. È anche la storia dei legami familiari tra queste donne — madri, figlie, amiche, sorelle — e del loro farsi e disfarsi, senza mai perdersi, nel corso della vita. Le protagoniste di questa saga, legate da vincoli di sangue o di amicizia, attraversano il Cinquecento tramandandosi, di generazione in generazione, un sapere antico: quello che nasce dalla conoscenza delle erbe e dal vivere in armonia con la natura. Da questo legame profondo scaturisce un potere ancestrale che le rende donne forti, magnetiche, carismatiche, capaci di attrarre a sé gli sguardi e di emanare un’aura di fascino e potenza. È in questo rapporto con la natura che la loro forza cresce e si rinnova, fino a condurle al compimento di sé, prima di lasciare spazio alla generazione successiva, perché la conoscenza e l’amore per il mondo naturale possano continuare a fiorire. Sul loro cammino troviamo gli uomini dell’Inquisizione, pronti a catturarle, torturarle e metterle al rogo. Sono uomini sgradevoli, rozzi, che non riescono mai a celare la loro volontà di dominio su queste donne; donne sulle quali non riescono ad avere il minimo potere e la minima influenza.

O forse è solo paura?

“Se rinunci alle tue inclinazioni per paura o per ignoranza...anche questo è peccato. Peccato è non riconoscere i doni che Madre Natura ti ha dato e disperderli al vento per pigrizia o per superficialità”

E se pensi che siano stati solo gli uomini a perseguitare le donne per le loro conoscenze, per il loro modo di vivere, per il loro rapporto con la natura, per il colore della pelle o dei capelli, o per le loro idee...e se credi che solo le donne siano state perseguitate...

Ecco, devo dirti che non è andata proprio così.

Facciamo un salto a Salem con l’albo

“Accadde a Salem” scritto da Jonah Winter e Brad Holland con la traduzione di Guia Risari ed edito dalla casa editrice Settenove.

Jonah Winter, Brad Holland, Accadde a Salem, Settenove
Jonah Winter, Brad Holland, Accadde a Salem, Settenove

Partiamo dalla fine: “Tu, cos’avresti fatto?”.

L’albo si chiude con questo interrogativo, un interrogativo che ti scuote, come tutto il libro. Un interrogativo che ti costringe a pensare al tuo ruolo. Ti chiede, guardandoti negli occhi e con il dito puntato, se dentro a questo ci saresti stata/o anche tu e se ci siamo anche noi, adesso, ora, in questo momento. Perché il passato è così diverso dal presente? Certo noi non bruciamo nessuno sul rogo, ma l’isolamento, la tortura mediatica, l’indifferenza sono nulla?

È sempre facile accusare qualcuno con la protezione del gruppo, puntare il dito, protetto dagli altri, forte della tua posizione.

È quello che è accaduto a Salem, ed è la storia vera di due ragazzine, la nipote e la figlia del predicatore, che un giorno iniziarono ad avere uno strano comportamento. Il reverendo si rivolse ai dottori, uno non trovò nulla, mentre il secondo dichiarò che le bambine erano vittime di una influenza malefica. Le bambine subito indicarono la schiava afroamericana come la causa di tutto, la schiava venne accusata e processata. Ma la situazione rapidamente degenerò e vennero impiccate 19 persone. Nessuno mise mai in discussione che le due bambine mentissero e chi per paura, chi per cattiveria, chi per follia “non solo lasciarono che quest’orrire accadesse ma contribuirono attivamente a farlo accadere”.

Jonah Winter, Brad Holland, Accadde a Salem, Settenove.
Jonah Winter, Brad Holland, Accadde a Salem, Settenove.

Le illustrazioni di Holland ci chiamano a rispondere di quanto è accaduto e di quanto potrebbe accadere. Già dalla copertina quel dito puntato chiama, interroga, coinvolge; quel dito che compare più volte durante la narrazione quasi a sottolineare il nostro coinvolgimento, il nostro ruolo, il fatto che noi, in qualsiasi momento, potremmo essere da una parte o dall’altra di questo dito e nessuna giustificazione potrebbe servire: né in un caso, né nell’altro.

Perché quando i pensieri si annidando in testa, serpeggiano, sussurrano, si impossessano di te, hai due strade: accusare coloro che non capisci, che non accetti e che non ti piacciono cercando la protezione del gruppo, oppure scegliere di comprendere, accettare e conoscere, per quanta fatica questo comporti e richieda.

E se all’inizio sono partita dalla fine, ora voglio tornare all’inizio, in un cerchio che è destinato a ripetersi se noi non riusciamo a spezzarlo perché:

“Potrebbe accadere ovunque, in qualsiasi momento”.

Voglio chiudere questo viaggio in compagnia delle streghe con un consiglio di lettura per approfondire la storia di una di queste meravigliose donne che hanno dedicato loro vita allo studio e alla conoscenza della botanica.

“Jeanne”. scritto da Paolina Barucchello, illustrato a Manuela Mapelli e pubblicato da Sinnos. La storia è liberamente ispirata alla spedizione intorno al mondo di Louise Antoine de Bouganville e all’avventura di Jeanne Baret o Barret che si imbarca di nascosto sulla nave per aiutare il professor Commerson nella scoperta e nella classificazione di piante sconosciute.

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Una felice coincidenza

A settembre ho avuto il piacere di assistere a una conferenza della professoressa Marnie Campagnaro, che avevo avuto come docente al corso di perfezionamento in Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza dell’Università di Padova. Il suo intervento, intenso e rigoroso, mi ha profondamente colpita: analizzava con sguardo critico e appassionato molti degli stessi libri che avevo scelto per l’articolo che state leggendo.

È stata una coincidenza felice, quasi un intrecciarsi di percorsi. La professoressa Campagnaro ha condotto un lavoro di ricerca di taglio accademico, rigoroso e appassionato, capace di indagare in profondità, mentre il mio articolo nasce con un intento divulgativo e più narrativo. Due approcci diversi, ma mossi da una curiosità comune verso gli stessi mondi e le stesse figure.

Considero la professoressa Campagnaro una fonte di ispirazione costante: per la lucidità con cui legge i testi, per la sensibilità con cui restituisce l’infanzia e le sue metamorfosi, per la capacità di aprire sguardi nuovi su ciò che spesso diamo per scontato. Il suo lavoro merita di essere conosciuto e seguito — io per prima continuo a trarne stimolo e ammirazione.

Naida Maranzana per Altretrame

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