Sguardi obliqui nello spazio urbano: tra letteratura per l’infanzia e flânerie.

 

Andrea Wandinger, Flâneuse! L'arte di camminare negli spazi urbani. RAUM Italic, 2024, Corraini Edizioni
Andrea Wandinger, Flâneuse! L'arte di camminare negli spazi urbani. RAUM Italic, 2024, Corraini Edizioni

“La folla è il suo elemento, come l’aria per l’uccello, come l’acqua per il pesce.

La sua passione e professione è sposare la folla. Per il flâneur perfetto, per l’osservatore appassionato, è un immenso piacere fissare la propria dimora nel cuore della moltitudine, in mezzo al flusso e riflusso del movimento, nel bel mezzo del fuggitivo e dell’infinito.

Essere lontano da casa e ancora sentirsi a casa ovunque, vedere il mondo, essere al centro del mondo e rimanere nascosto al mondo; questi sono alcuni dei più piccoli piaceri di quelle menti indipendenti, passionali, imparziali, che il linguaggio non può che goffamente definire. L’osservatore è un principe che gioisce di tutto il suo incognito.”

(Tratto da "Il pittore della vita moderna", capitolo III: "L'artista, uomo di mondo, uomo delle folle e fanciullo", Charles Baudelaire, 1863)

Tempo fa il mio sguardo è stato catturato da Flâneuse! L’arte di camminare negli spazi urbani di Andrea Wandinger, illustratrice, disegnatrice e autrice di questo libro illustrato edito da RAUM Italic (2024): l’immagine di copertina, di una donna con un grande cappotto giallo, invita sin da subito a muovere i primi passi ed entrare nel mondo della flânerie.

La flânerie, e quindi le figure delle flâneuse e dei flâneurs, sono un campo di indagine che mi ha particolarmente affascinato e del quale continuerò ad approfondire aspetti culturali, sociali e politici senza alcun dubbio.

Giampaolo Nuvolati nel suo L’interpretazione dei luoghi: flânerie come esperienza di vita (Firenze: Firenze University Press, 2013) ne fa un’ampia analisi e approfondimento che ci porta ad intendere quali sono i diversi punti che questo sguardo sul mondo porta con sé: il camminare lento in uno spazio urbano che dalla prima metà dell’Ottocento (circa) ai giorni nostri ha maturato diverse connessioni, creando delle vere e proprie intersezioni con ambiti di ricerca diversi (sociologia, toponomastica, letteratura, arte…).

La flânerie è quindi il camminare lento in aree urbane senza una meta prefissata, l’osservare il dove, il cosa e il chi ci circonda, ad ogni passo può racchiudere ambiti di ricerca articolati che animano il dibattito sociopolitico, letterario e diviene uno stile di vita nel quale immergersi e riconoscersi.

L’opera di Andrea Wandinger mi ha colpito non solo per l’ indubbia qualità illustrativa , e per essere uno strumento, anche pratico (vedasi il capitolo La flânerie nella vita di tutti i giorni, dove ci vengono dati strumenti reali per iniziare questa affascinante partica), ma soprattutto perché ci avvicina alla figura della flâneuse, le figure femminili che si dedicarono e dedicano a quest’arte del camminare. Scopriamo così che Virginia Woolf, Jane Austen, George Sand, Sophie Calle per citarne alcune, sono parte di questa ricerca, che solletica la curiosità del lettore e spinge a investigare e a saperne di più di loro, della loro vita e del loro lavoro. Seppur non esplicitamente opera di letteratura per l’infanzia sono certa che questo volume possa essere proposto ai ragazzi e alle ragazze per un percorso di confronto e approfondimento.

William Shakespeare domandava “Cos’altro sono le città se non le persone?”, se le città sono le persone (a mio avviso andrebbero incluse anche le altre forme di vita presenti), perché alle donne è stato precluso il diritto per molto tempo di viverle e abitarle queste città? Perché sono state progettate a misura d’uomo? La risposta la possiamo trovare in una storia sociopolitica e culturale che relegava le donne all’ambiente domestico, basti pensare che Martin Lutero sosteneva che le donne dovrebbero restare a casa, poiché è la stessa costituzione fisica femminile ad imporlo: “i fianchi larghi e un ampio didietro su cui sedere”. Costrette ad una immobilità quindi fisica, sociale ed economica. Questa visione patriarcale della donna è stata ed è combattuta dalle donne stesse che hanno lottato e lottano per dimostrare la propria agency sociale, culturale ed intellettuale.

Ne sono esempio il Kollektiv Flexen, di cui parla Wandinger, a pagina trentacinque dell’illustrato: emancipazione attraverso la flânerie e il flexing rivendicando attivamente gli spazi urbani come propri liberandosi da una visione tradizionale e limitante.

Cammino questo che mi ha riportato alla mente uno studio molto interessante di Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro “Milan Gender Altas” - Milano Atlante di genere edito da LetteraVentidue Edizioni (2021) dove riportano:

“È attraverso la pratica dell’osservazione delle dinamiche urbane, con uno sguardo femminista/femminile, che si può comprendere che «lo spazio non è neutro: è abitato da corpi sessualizzati che hanno differenti esperienze della città e dei territori, con differenze nei modi di vivere e di muoversi per la città…Gli spazi urbani sono, infatti, spesso luoghi di invisibilità delle donne…» (citando Boccia, 2016:18).

Un’analisi che deriva da un’osservazione aperta e in continuo divenire, diretta, della città fatta dalle donne che la vivono, vi camminano e la osservano.

Dinamiche che vengono nuovamente sottolineate dall’installazione partecipativa El Tendedero di Mónica Mayer, che puoi visitare a cui puoi partecipare fino al 9 novembre 2025, che ho avuto occasione di vedere nella 24ª edizione, Inequalities, presso Triennale a Milano che in 10 mostre, 8 progetti speciali e 20 partecipazioni internazionali, ci raccontano visioni, urgenze e prospettive globali.

Ne El Tendedero Mónica Mayer parla direttamente al pubblico e lo chiama a partecipare attivamente rispondendo a domande e/o completare frasi quali ad esempio “In pubblic space I perceive my body as inadequate when…”, ti suggerisco, anche se non vorrai partecipare direttamente all’installazione, di fermarti a leggere i pensieri di chi ha deciso di contribuire e riflettere su quello che sui fili del El Tendedero troverai scritto, sono certa che inizierai a guardare lo spazio urbano in modo diverso.

Queste sensazioni, opinioni lette, mi hanno trasportato tra le pagine di Saresti così bella di Holly Bourne, tradotto da Sara Saorin, edito da Camelozampa (2024) quando Belle è importunata da un uomo in macchina mentre lei cammina percorrendo la strada che la porterà a scuola, o tra le illustrazioni magistrali a tutta pagina di Roberto Innocenti in Cappuccetto rosso una fiaba moderna con testo di Aaron Frisch (Margherita Edizioni), un classico ormai della letteratura per l’infanzia, che rimane estremamente attuale, dove la città diviene il bosco pericoloso e dove il lupo sfreccia su una moto.

Testi che alimentano una riflessione profonda sul vivere lo spazio urbano nella sua interezza, sulla libertà di poterlo fare proprio indipendentemente dal proprio genere.

Marie Bashkirtseff, artista scomparsa all’età di venticinque anni per tubercolosi, scriveva nel 1879 sul suo diario:

“Desidero ardentemente essere libera di uscire da sola; andare, venire, sedere su una panchina al Jardin des Tuileries, e soprattutto di andare al Luxembourg, guardare le vetrine decorate dei negozi, entrare in chiese e musei, e passeggiare di sera per le vecchie strade. Ecco cosa invidio. Senza questa libertà non è possibile diventare una grande artista”

( tratto da Elkin, L. (2022), Flâneuse Donne che camminano per la città a Parigi, New York, Tokyo, Venezia e Londra, Traduzione di Katia Bagnoli, p. 16, Torino: Einaudi)

Noti anche tu delle similitudini con condizioni che continuano a permanere nel nostro tempo?

Questo voler appropriarsi del diritto dello spazio pubblico, la libertà di scelta li ho percepiti nell’albo illustrato Mary si veste come le pare di Negley Keith edito da Margherita Edizioni. Formato quadrato, testo incisivo e illustrazioni con una cifra coloristica ben articolata e definita che contribuisce al ritmo della narrazione. La storia è quella di Mary Walker, donna che sfidò il suo tempo per il diritto di scelta. Una lotta che si sviluppa sull’osservazione delle disuguaglianze sociali che la circondavano: Mary cammina a passo deciso nella sua città, la osserva e passo dopo passo lotta per la sua emancipazione e uguaglianza.

Torno a riflettere su Cappuccetto rosso, sappiamo che il suo camminare ha una meta precisa che tutti conosciamo, è vero che però in lei è presente uno spirito di osservazione del suo intorno profondo, uno sguardo infantile che ritroviamo anche in Fiori di città, di JonArno Lawson, illustrato da Sydney Smith edito da Pulce edizioni (2020), silentbook che nella scelta di vestiario della protagonista opta per il rimando alla fiaba classica, anche nella gestualità del raccogliere i fiori seppur poi discostandosene, ma mantenendo vivo il camminare, passo a passo, il perlustrare, l’osservare la città e i suoi abitanti in modo originale, gesti che caratterizzano la flânerie e lo sguardo attento di chi tutto vuol guardare.

Lei- Vivian Maier (2016) di Cinzia Ghigliano, orecchio acerbo e New York City Babe di Antonio Rovaldi (2015) di Les Cerises
Lei- Vivian Maier (2016) di Cinzia Ghigliano, orecchio acerbo e New York City Babe di Antonio Rovaldi (2015) di Les Cerises

E quando lo sguardo si accompagna a uno strumento come la macchina fotografica cosa può accadere? Il camminare si arricchisce di uno sguardo altro, la macchina fotografica diviene occhio e la fotografia diviene prova tangibile di quello sguardo unico che è proprio dell’artista e questo che ci viene raccontato in Lei- Vivian Maier di Cinzia Ghigliano (2016) orecchio acerbo. La storia di una grande fotografa raccontata attraverso “l’occhio strano che ha testimoniato la straordinarietà del quotidiano” “la voce che condivideva la sua scelta, il suo sguardo”: La Rolleiflex a pozzetto che usava per vagabondare prima a New York e poi a Chicago. Vivian Maier seppe raccontare il suo tempo, lo osservò attentamente e dedicò all’infanzia un ampio spazio nella sua ricerca del contemporaneo, non solo per questioni professionali, ma perché sapeva vedere i bambini e li sapeva raccontare. Un albo che ci introduce alla grandezza di una donna piena di mistero, con illustrazioni a tutta pagina che giocano tra il bianco, il grigio il nero e tocchi di colore sapientemente distribuiti, conferendo al suo divagare materia che sa emozionare e catturare lo sguardo di chi legge trascinandoci in quel vagabondare, rendendo Vivian Maier un’eterna osservatrice che “camminava come un uccello, un trampoliere dalle lunghe gambe.”

Non posso non citare, ricollegandomi a uno sguardo peculiare della Grande Mela a New York City Babe di Antonio Rovaldi (2017) di Les Cerises, libro fotografico in bianco e nero, con disegni di quello che Rovaldi chiama “architetto-rocker” Antonio Cafardo Takahashi. Un bambino, all’epoca di tre anni, amico dell’artista che aveva (l’avrà ancora?) due grandi passioni: disegnare lo skyline della città di New York che copia da libri di fotografie regalatigli dal padre e la musica rock. Il titolo del libro arriva proprio dalle sperimentazioni artistiche di Antonio che titolava i suoi disegni New York City Babe.

In un commento all’opera che si trova sul sito della casa editrice, l’autore racconta: “Ogni giorno esco di casa a piedi, raggiungo con la metropolitana il punto dove sono arrivato il giorno prima e poi continuo a spingermi oltre, fino a dove finisce la città. Cammino fino a sfiancarmi. Ho uno zaino con le macchine fotografiche, moltissime pellicole, un quaderno, delle penne nere e delle barrette energetiche.”

Un fotografare incessante, che sfocia poi in analisi e catalogazione quasi scientifica, una visione ad altezza di bambin* quella che regala l’artista: inusuale, da osservare e riosservare, silenziosa e piena del rumore e della musica che animano le strade della metropoli statunitense.

Ne Al mercato di Susanna Mattiangeli, illustrato da Vessela Nikolova, edito da Topipittori(2019) lo sentiamo quel brulicare, quella musica cittadina in tutta la sua umanità: un albo che ti immerge nell’atmosfera dei mercati di quartiere in una giornata d’inverno: nonna e nipote si perdono tra i profumi e nel vociare. La voce narrante che ci conduce per mano tra le bancarelle è infantile e ci dice che “al mercato devi usare molto gli occhi” per aggiungere poi più avanti nel racconto che “Non servono solo gli occhi però: da una bancarella parte la cantilena e io vado…” oppure “... che cosa ci vai a fare al mercato, se non tocchi?” o anche riferendosi ai banchi del cibo “lì servono gli occhi. Il naso e le mani. Ma anche la bocca…”. Un racconto vivo, che segue il ritmo frenetico e concitato del mercato sia attraverso il testo che attraverso illustrazioni vibranti e ricche: brulicanti di vita da osservare. Ed è in questa visione di un racconto infantile che impariamo a guardare il quotidiano: un banco dopo l’altro ci rieduchiamo a camminare e a vedere realmente ciò che ci circonda.

Il camminare assume diverse sfumature in opere come “Questa notte ha nevicato” di Ninamasina edito da Topipittori dove fotografia e illustrazione ci fanno camminare in una Milano innevata. Lo senti lo sprofondare dei passi nel manto bianco e il silenzio in cui tutto è avvolto? Com’è la tua città quando nevica? Non solo gli occhi ci possono guidare nel nostro pellegrinare ed è evidente questo in Lucia di Roger Olmos edito da Logos: quando la vista non può guidarci sono gli altri sensi a condurci e il nostro camminare può essere un viaggio immaginifico ogni giorno. In Passeggiata con fusa di Sara Lundberg (2024), albo illustrato, pubblicato da orecchio acerbo e tradotto da Maria Valeria D’Avino lo sguardo e la percezione del nostro intorno può cambiare se ci lasciamo guidare dall’istinto, anche animale: smarrire la strada e lasciarsi guidare da quello che non si conosce, con curiosità e apertura verso l’incognito e il diverso.

Al mercato,Susanna Mattiangeli, illustrato da Vessela Nikolova (2019), Topipittori; Fiori di città, Jon Arno Lawson, illustrato da Sydney Smith (2020), Pulce edizioni ; Passeggiata con fusa, Sara Lundberg (2024), orecchio acerbo; Questa notte ha nevicato, Ninamasina (2017), Topipittori
Al mercato,Susanna Mattiangeli, illustrato da Vessela Nikolova (2019), Topipittori; Fiori di città, Jon Arno Lawson, illustrato da Sydney Smith (2020), Pulce edizioni ; Passeggiata con fusa, Sara Lundberg (2024), orecchio acerbo; Questa notte ha nevicato, Ninamasina (2017), Topipittori

“Le pa-ro-le so-no pass-ssi di una stra-da per non so do-ve.

… Scri- ve-re è por-ta-re a spas-so le pa-ro-le…”

dice Mina in La storia di Mina di David Almond (Salani Editore, 2010), che guarda il mondo dall’alto, ma anche dagli anfratti cittadini ed emotivi più oscuri.

Spero che sia stato un bel camminare il nostro tra parole, pagine e illustrazioni.

Di Jessica Paolillo per ALTRƎTRAME - ©Tutti i diritti riservati



Approfondimento:

Se vuoi opere che ti aiutino ad allenare uno sguardo obliquo ti consiglio di leggere inoltre:

Carminati C., Tappari M., (2020), Occhio ladro, Lapis edizioni

Cosi F., Repossi A., (2017), Del Camminare e altre Distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori, illustrazioni di Scarabottolo G, Ediciclo editore.

Smith K., (2011), Come diventare un esploratore del mondo, Corraini Edizioni.


 ti invita a scoprire i suoi sguardi obliqui.

Leggi il nostro editoriale “Non guardare di traverso! “ e il nostro primo articolo “Al di là del nostro sguardo” entrambi a cura di Naida Maranzana  



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