Libri e sguardi intermittenti: un percorso tra fotografie (stra)ordinarie


Pia Valentinis, Fotografie sbagliate, Marinoni 2025; Vera Muratet, Tout va bien, Départ pour l’image 2023
Pia Valentinis, Fotografie sbagliate, Marinoni 2025; Vera Muratet, Tout va bien, Départ pour l’image 2023

Quante volte ci è capitato di scattare una serie di fotografie a raffica, alla disperata ricerca della posa migliore o del sorriso perfetto? Quante volte ci siamo ritrovati la galleria dello smartphone invasa di immagini pressoché identiche, perché a contare in quel momento non era il soggetto, ma una sua rappresentazione che apparisse (almeno ai nostri occhi) senza difetti. E quante fotografie cancellate, mai davvero guardate perché sbagliate, troppo vere per uno sguardo che cerca prima di tutto l’approvazione degli altri.

Il fatto che le nuove generazioni abbiano invece sviluppato un certo gusto per le foto sfocate, con contorni sfumati e soggetti non del tutto leggibili, la dice lunga su quanto la società contemporanea stia tentando di riscoprire il valore dell’unicità. Chissà, forse per dare nuovamente senso a ciò che è irripetibile, con la speranza di ingabbiarlo nell’istantaneità di un clic. Ecco che gli adolescenti di oggi rimangono incantati dalla magia che si sprigiona sul rullino di una macchinetta usa e getta. Probabilmente perché non ne hanno mai usata una (nemmeno alle elementari, come ultimo baluardo dell’analogico) e i territori inesplorati suscitano sempre curiosità.

Mi chiedo, però, se questa fascinazione non possa anche scaturire dal desiderio di vedere le cose per come sono, senza il lusso dello scatto multiplo o della sequenza rapida. Se la radice greca può venirci in soccorso, l’atto del vedere è intimamente legato a quello del conoscere (οἶδα – ho visto, quindi so – dicevano appunto i greci). E le idee, d’altronde, non sono altro che immagini. Sforzarsi di capire il mondo intorno a noi, per quanto confuso e privo di logica possa apparire, sembra rimanere una sfida da cui l’essere umano non può ancora sottrarsi.

Mi chiedo anche se, proprio per questo, Fotografie sbagliate di Pia Valentinis (Marinoni, 2025) riesca a catturare a prima vista lo sguardo del lettore. Una raccolta di fotografie di sconosciuti perse e ritrovate dall’autrice nei mercatini dell’usato. Fotografie in bianco e nero provenienti da soffitte svuotate, custodite in album di famiglia sbiaditi e polverosi, riprendono vita nelle pagine di questa brossura di piccolo formato. Il titolo rosso emerge a fatica, in una sorta di elegante illusione ottica, dal viola pungente della copertina. Al suo interno, le fotografie riprodotte dall’illustratrice, con la meticolosità di un disegno dal vero, suscitano nell’osservatore la curiosità dell’irrisolvibile. Chi saranno le persone rappresentate? A chi apparterrà quel corpo con i piedi tagliati? E quel ritratto di gruppo, con una gallina che corre in primo piano?

Pia Valentinis, Fotografie sbagliate, Marinoni 2025; Vera Muratet, Tout va bien, Départ pour l’image 2023

Il fine tratto nero, che delimita contorni e paesaggi, in qualche caso si trasforma in una serie di puntini, che provano a completare ciò che è sfuggito dalla presa dell’obiettivo. Immaginare ciò che nella foto manca e che è rimasto nel territorio inafferrabile del  e ora, rappresenta un esercizio utilissimo per ricordarsi che non tutto può essere documentato (e forse nemmeno ricordato). Qualcosa sfugge sempre, alla nostra mente così come alla macchina fotografica. Ed è in quel margine da completare che possiamo allenare l’immaginazione.

Pia Valentinis, Fotografie sbagliate, Marinoni 2025; Vera Muratet, Tout va bien, Départ pour l’image 2023

Marcel Proust parlava di intermittenze del cuore, quei sussulti che nello scorrere di una vita normale aprono strappi su eventi del passato rimasti, apparentemente, marginali. Un modo per guardare, con una prospettiva sfuggente ma rivelatrice, al di là del fluire inesorabile del tempo. Ecco che, per chi lo sfoglia, Fotografie sbagliate può diventare un libro intermittente. Un tentativo di vedere ciò che il tempo sembra aver cancellato, una declinazione (forse) di quel modo obliquo di soffermarsi sulle cose del mondo, tipico dell’infanzia e di chi sceglie di guardare anche dove non sembra più possibile farlo. Un modo per salvare quelle immagini che nell’epoca della riproducibilità tecnica, come l’ha definita Walter Benjamin, non avrebbero motivo di esistere.

Questo stesso sguardo di cura sembra aver animato i disegni di Vera Muratet, raccolti nel taccuino Tout va bien (Départ pour l’image, 2023). Questo piccolo libro illustrato custodisce gli schizzi di una bambina francese che osserva la natura per il semplice gusto di farlo. Vera non disegna per conservare, la sua è un’attività creativa libera da condizionamenti, senza altro fine se non quello di meravigliarsi di fronte a un merlo o a uno scoiattolo. Eppure, i suoi disegni diventano testimonianza e il confine tra la realtà e i libri scompare. Un libro di fotografie (stra)ordinarie, accostate ai disegni di una bambina, che di quelle fotografie replica il soggetto e lo rende più vivo. E più piccolo! Non tanto nelle dimensioni, ma nell’età: come si legge nelle note dell’editore, nel passaggio dalla fotografia al disegno, i protagonisti di questo bestiario animato e parlante diventano dei cuccioli.

Pia Valentinis, Fotografie sbagliate, Marinoni 2025; Vera Muratet, Tout va bien, Départ pour l’image 2023

Lo sguardo di Vera si posa sul mondo con la tenerezza e la fiducia che caratterizzano l’infanzia, senza la pretesa di insegnarci nulla. Ma, con delicatezza, risveglia in noi il desiderio di prenderci un tempo che non abbiamo, o crediamo di non avere più. Il tempo dei bambini (e degli artisti): un tempo per fermarci, osservare e ri-vedere la realtà a modo nostro.

Senza fretta, senza scatti a raffica, ma con sguardi obliqui e intermittenti.

Di Francesca Aldrighi per ALTRƎTRAME © Tutti i diritti riservati

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