LO SGUARDO OBLIQUO DELLA DEPRESSIONE. IMPARARE AD ASCOLTARE IL SILENZIO

 

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.
Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.

Quando sono triste, vado in libreria…

So di essere scontata ma io, come tante altre persone, attuo inconsapevolmente e ciclicamente questo automatismo che se da un lato è terapeutico, dall’altro è palesemente deleterio… per il mio portafoglio!

E così, un giorno, in cui la mia tristezza era ad un livello considerevole, mi sono rintanata in una libreria in cerca di un albo che facesse scomparire questo sentimento scomodo in quel momento.

Ma dopo aver sfogliato per qualche ora una ventina di albi (no, non sto esagerando!), il mio umore non era minimamente cambiato. Decido allora di alzarmi e arrendermi al fatto che non era per nulla il giorno giusto per trovare quell’albo che finalmente mi avrebbe svoltato la giornata. Quindi, faccio per alzarmi e, per un caso fortuito, il mio occhio ricade su una copertina blu, con l’illustrazione di un elefante girato di spalle.

Sarà il Destino?

Presa dalla curiosità, lo apro e… sapete una cosa? Era proprio “QUELL’ALBO”! Quell’albo che invece di far semplicemente scomparire tutta la mia tristezza, tanto scomoda e negativa fino a quel momento, l’ha riconosciuta, onorata e soprattutto accettata.

L’albo in questione è ASCOLTAMI ELEFANTE edito in Italia da Terre di Mezzo. Un albo di una delicatezza immane.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.

Ammetto che dopo averlo letto, ho pianto. Ho pianto perché quell’albo si è dimostrato un consolatore silenzioso. Leggendo il testo di Nadine Robert e perdendomi tra le illustrazioni di Valerio Vidali, mi sono sentita nel giusto. Non giudicata. E soprattutto meno sola.

Ripensandoci adesso, questo albo ha letteralmente accompagnato la mia tristezza.

Questo mi ha fatto pensare a quanto sia importante parlare della tristezza, quella estrema che poi inesorabilmente diventa persistente, che non va via e che diventa un peso totale. Quella che ad un certo punto non è più solo un’emozione, ma è un sintomo di un problema più grande. Quella tristezza con la “T” maiuscola che sfocia nella Depressione.

E allora mi sono chiesta… Che sguardo obliquo potrebbe avere la Depressione?

La Depressione non guarda il mondo in modo diretto, ma con un’angolazione distorta che ne altera ogni prospettiva. Questo sguardo obliquo è fatto di percezioni distorte, assenze e giudizi silenziosi.

Lo sguardo obliquo della Depressione è anzitutto uno sguardo vuoto. Non vede i colori, non riconosce la gioia. Non Guarda al “Bello”… perché tecnicamente non può. L’obliquità qui è l’incapacità di apprezzare ciò che è oggettivamente positivo. Si concentra sul “Vuoto”. L’attenzione non è rivolta al presente o al futuro, ma alla sensazione interna persistente di assenza, come una lente che ingrandisce solo il nulla dentro di noi. Il vuoto, che pesa come un macigno sull’esistenza di ogni giorno e che piega inesorabilmente pensieri e percezioni che vanno oltre al tempo… dal passato, al presente e al futuro

La Depressione mette un velo tra la persona e il mondo.

Lo sguardo obliquo fa credere che gli altri ci giudichino, non ci capiscano o, peggio, che stiano meglio senza di noi. Questo porta all’isolamento, che è un sintomo e al contempo un rinforzo della malattia.

Ed è quello che succede al nostro elefante dell’albo sopracitato.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.

Lui è “molto triste e sta sempre nascosto nell’ombra”. I suoi amici animali cercano di distrarlo e/o di tirarlo su con soluzioni superficiali. Ma questi tentativi risultano essere tutti fallimentari. Ed è qui che si riflette lo sguardo obliquo della società, che spesso non sa gestire il dolore e cerca di “aggiustarlo” rapidamente, minimizzando la sofferenza. In quei momenti nessuno riesce ad ascoltare la sua tristezza.

C’è un personaggio che invece riesce lì dove hanno fallito tutti.

Il Topolino.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.


Lui non tenta di distrarre l’elefante. Si ferma accanto a lui, confida la propria disperazione (poiché si è perso) e agisce come uno specchio empatico. L’elefante, commosso dalla sofferenza autentica di un altro, scoppia a piangere (si ha qui una catarsi) e solo allora si rialza per aiutare.

Questo mostra che l’uscita dalla paralisi emotiva non avviene per distrazione o soluzioni imposte, ma attraverso l’empatia autentica e la condivisione del dolore.

Di fronte allo sguardo obliquo della Depressione, la cura non è la distrazione, ma l’ascolto profondo e non giudicante. Non c’è bisogno di parlare di felicità… a volte basta piangere insieme per la propria o altrui disperazione.

Altro albo che penso possa essere utile a questo nostro articolo è ASCOLTAMI QUANDO STO ZITTO di Zornitsa Hristova e Kiril Zlatkov, edito in Italia da Orecchio Acerbo.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.

Questo albo non segue una trama narrativa tradizionale con un’azione complessa, ma si focalizza su un concetto emotivo e comunicativo molto importante, espresso attraverso gli occhi di un cucciolo. Pur essendo pensato per i bambini (e per l’educazione emotiva), infatti, affronta il tema universale dell’ascolto non verbale e della solitudine emotiva.

L’albo racconta la storia di un orsetto che è alle prese con la complessità del mondo e delle relazioni. Attraverso le sue riflessioni (spesso espresse solo con le immagini e pochi, ma potenti, momenti di testo), l’orsetto manifesta la tenerezza e la di un cucciolo che impara a navigare gli stati d’animo. Si rende conto che si comunica anche e soprattutto con i gesti, le espressioni e l’assenza di suono.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.


Qui lo “sguardo obliquo” della Depressione è un silenzio che urla, e l’unica cosa che può iniziare a “raddrizzarlo” è l’ascolto attento, silenzioso e amorevole descritto nell’albo. Il silenzio non è solo una conseguenza dell’isolamento, ma un sintomo attivo. Il silenzio verbale è l’erosione della capacità comunicativa, spesso dovuto all’esaurimento cognitivo.

Ed è qui che entra in gioco l’atto d’amore più grande: l’ascolto.

La lezione ci viene da una storia semplice, ma profondissima, che racchiude il cuore dell’assistenza e della vicinanza. Ci insegna che di fronte a quel peso totale e a quel vuoto indescrivibile, le soluzioni frettolose non servono.

La Depressione ci urla, in silenzio, una sola cosa. Un invito essenziale, un atto di fiducia radicale:

“Ascoltami quando sto zitto!”.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.

Solo imparando ad ascoltare quel silenzio, non cercando di riempirlo con le nostre parole o le nostre soluzioni, ma con la nostra quieta e amorevole presenza, possiamo aiutare a infrangere lo sguardo obliquo della Depressione e a iniziare il cammino verso la luce.

Zornista Hristova, Kiril Zlaktov, Ascoltami quando sto zitto, Orecchio Acerbo 2024; Nadine Robert, Valerio Vidali, Ascoltami Elefante, Terre di mezzo 2020.


di Simona Napoli per ALTRƎTRAME - ©Tutti i diritti riservati

Approfondimenti per altre letture:

• Muggiano C., Durio E. (2023), Il mostro che vive dentro la mamma. La depressione vista con gli occhi di un bambino, Fabbrica dei segni editore. Dai 5+

• Capetti A., Zoboli G., Castrillon M., (2018), Un silenzio Perfetto, Topipittori. Dai 5+



Idee Laboratoriali:

"Ascoltami elefante" è un albo illustrato perfetto per introdurre i concetti di tristezza, ascolto attivo ed empatia nelle scuole (ma non solo), toccando con delicatezza anche il tema della chiusura che può assomigliare alla depressione.

Qui desidero descrivervi un’ idea su come lavorarci in una classe primaria (ovviamente potete cambiare a seconda delle vostre esigenze di classe).

👂Attività Pratica sull'Ascolto

L'Elefante e il Topolino:
- Dividi la classe in coppie. In ogni coppia, un bambino è l'Elefante (si siede rannicchiato e non parla) e l'altro è il Topolino.

- Il Topolino deve provare a fare come nell'albo: Provare a distrarre (inventare una barzelletta, proporre un gioco). Capire che non funziona e limitarsi a stare vicino e ascoltare (magari raccontando una sua piccola preoccupazione, come fa il topolino).

- Scambiate i ruoli.

- Dopo l'attività, discutete le sensazioni: "Come ci si sentiva a essere l'Elefante, quando gli altri


Anche con l'albo "Ascoltami quando sto zitto" è possibile creare un laboratorio di consapevolezza e linguaggio del corpo che sposta l'attenzione dall'ascolto attivo delle parole, all'ascolto del silenzio e della comunicazione non verbale (gesti, sguardi, postura). Di seguito un’idea:

🙊Comunicazione Non Verbale

Questo laboratorio lavora sull'idea che gli occhi (e le espressioni) possono dire di più delle parole.

- Lettura e Riflessione: Rileggete le pagine in cui l'Orsetto si chiude o guarda il mondo in silenzio. Chiedi: "Cosa pensate stia provando l'Orsetto in questo momento? Come lo capite, se non parla?"

- Dopo la lettura create insieme una lista di 4-5 emozioni chiave (felicità, tristezza, paura, noia, rabbia).

- Successivamente, a turno, un* bambin* pesca il nome di un'emozione e deve comunicarl* al gruppo usando solo gli occhi e l'espressione del viso, restando completamente in silenzio.

- Dopo ogni tentativo, chiedi al gruppo: "Cosa ci ha detto il suo silenzio? Come hai fatto a capire?".



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