Specchio, specchio… Ma visto di traverso! - Come uno sguardo obliquo può svelare oltre il riflesso
Dunque, la scena è questa: devi uscire per un evento, sei allo specchio e già hai provato una ventina di outfit ma nessuno (e dico nessuno) ti ispira. Stremata dall’ennesima prova che “No! proprio no! il mio corpo è brutto ed è lui che non vuole far pace con lo specchio”, provi l’ennesimo capo. Ti posizioni davanti allo specchio, ti scruti per bene e questa volta forse ti convince di più. Non ti spogli subito ma, anzi, decidi di dare una piccolissima opportunità a quello che stai indossando. Allora, per una maggiore conferma dell’outfit, ti giri di lato. Meccanicamente si gira il corpo, all’unisono anche la testa e lo sguardo e, per guardarti meglio anche dietro con scetticismo inclini gli occhi, per capire come stai. Continui a scrutarti e...
Ecco, fermati un attimo. Hai presente il momento in cui il collo si gira lateralmente allo specchio e i tuoi occhi si inclinano all’indietro? Sì, quello è uno sguardo obliquo. E dentro vi sono racchiusi molteplici significati.
È storia ormai nota che lo specchio all’interno della letteratura per l’infanzia sia il simbolo per eccellenza dell’introspezione e della consapevolezza di sé. Guardarsi allo specchio significa affrontare la propria immagine, la propria identità e la propria percezione. E in questo senso uno sguardo inclinato, anzi, nel nostro caso obliquo, rivolto a sè stessi (cioè a un’immagine riflessa nello specchio) può rappresentare un’esplorazione più dettagliata, così da riuscire a cogliere aspetti che uno sguardo diretto non coglierebbe.
Un esempio è il silent book Mirror di Suzy Lee edito da Corraini Edizioni. L’intero albo è un gioco visivo tra due pagine: Una a sinistra e una a destra, con la rilegatura centrale a fungere da linea di demarcazione che simula uno specchio.
All’inizio, la bambina, sulla pagina sinistra, osserva il suo riflesso sulla pagina destra. È un'osservazione circospetta, timorosa… È il famoso sguardo obliquo non diretto, ma esplorativo. Nel prosieguo della narrazione, successivamente la bambina e il suo riflesso iniziano un dialogo silenzioso fatto di movimenti a passi di danza, che la portano a conoscerlo meglio. Ad un tratto, verso il termine, vi è un incrinarsi degli occhi tra la bambina e il suo riflesso, corrispondente ad un altro sguardo obliquo, che però stavolta porta ad una rottura… Come si conclude la storia ovviamente, non ve lo svelo. A voi la sorpresa di scoprirlo...
In un’altra ottica, lo sguardo obliquo può rivelarsi un ponte tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Non è solo un modo di guardare, ma è un gesto che racconta un conflitto interiore, un desiderio di accettazione di sé che ancora non si è realizzato. In questa non accettazione di sé, la persona non riesce a guardarsi direttamente allo specchio, proprio perché non si piace e prova vergogna e disagio. Un po’ come succede alla Rana Silvana nell’albo La Rana allo specchio e altre storie di Yvan Pommaux edito da Babalibri per la collana Superbaba:
Il gesto di guardare di sbieco diventa così una difesa psicologica. Chi lo fa schiva il proprio riflesso (infatti, la Rana Silvana alla fine lo specchio lo lancia direttamente contro il muro). Finché lo sguardo è obliquo, il sé è in un limbo di incertezza. Solo quando ci si guarda dritto negli occhi, con tutti i difetti e le imperfezioni, si può iniziare il vero percorso verso l’accettazione per sé stessi... Un po' come ha fatto la Rana Silvana.
Lo specchio di Henri di Roberto Prual-Reavis edito da Sinnons Editrice, invece, ci fa capire come lo sguardo obliquo può andare oltre la semplice apparenza, rivelandosi un’osservazione allo stesso tempo curiosa e introspettiva.
Henri, è una lucertola che ha la passione di dipingere. Un giorno, il suo amico rospo Omar, gli mostra un vecchio manoscritto di Leonardo Da Vinci, che contiene una sfida: “Un’artista veramente creativo, deve saper dipingere uno specchio. E se riflette la luce, allora avrà la gloria...”. Henri accetta la sfida e, dopo giorni e giorni di meticoloso lavoro, dipinge un quadro così realistico da sembrare uno vero specchio. Ma, quando gli amici si avvicinano all’opera, si rendono conto che il dipinto mostra molto di più di un semplice specchio. Ovviamente il finale non è così scontato, ma anzi è a sorpresa!
In questo caso lo sguardo obliquo è un modo per cercare una verità più profonda dentro di sé, perché Henry crea uno specchio che non si limita a copiare ciò che vede, ma cerca di catturare la vera essenza delle cose. Il guardarsi diventa un’esplorazione del proprio mondo interiore, che non può essere fatta in modo diretto ed immediato.
E quando si parla di specchio e di oltre, come non citare Alice attraverso lo specchio, qui in versione di Enzo Venezia edito da Edizioni Piuma. La storia, rivisitazione visionaria del classico di Lewis Carrol, la conosciamo tutti: Alice seduta in salotto, si chiede cosa mai possa esserci oltre il suo specchio. Si avvicina e con sua grande sorpresa riesce ad attraversarlo, ritrovandosi di colpo in un ambiente simile al suo salotto, ma riflesso al contrario. Da qui, parte il suo viaggio con l’incontro di stravaganti personaggi.
In questo caso lo sguardo obliquo e lo specchio si fondono per creare significati profondi. Lo specchio diviene il portale verso altri mondi/dimensioni, (un vero must della letteratura per l’infanzia) e lo sguardo obliquo rimanda così a una percezione distorta. Ovvero, rappresenta la capacità di vedere la realtà da un punto di vista diverso, svelando mondi nascosti e/o altre verità.
Insomma, da qualsiasi ottica la si guardi, uno sguardo obliquo rivolto allo specchio può rimandare ad un profondo significato psicologico e simbolico. Non si tratta solo di un semplice gesto, ma di una metafora del modo in cui percepiamo noi stessi. Con lo sguardo obliquo non si vuole evitare la realtà, ma semplicemente affrontarla da un’angolazione diversa. Se poi ci si ritrova allo specchio, in preda al panico perché non si sa quale outfit scegliere... beh... forse basterebbe ricordare che per stare davvero bene, non serve il vestito giusto, ma lo sguardo gentile con cui dovremmo guardarci ogni giorno.
Obliquo e gentile.
di Simona Napoli per ALTRƎTRAME © Tutti i diritti riservati
ALTRƎTRAME ti invita a scoprire i suoi sguardi obliqui.
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